Elementi di metrica 3: Il verso - Particolari figure metriche (sinalefe, dialefe, sineresi, dieresi)

Published on by michelam

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I fenomeni a cui si accennava al termine del post precedente sono la sinalefe e la dialefe, che si applicano nell’incontro di parole; e la sineresi e la dieresi, che interessano una stessa parola.

 

1. La vocale finale atona di una parola si unisce alla vocale iniziale della parola che segue, formando un’unica sillaba. Si parla in questo caso di SINALÉFE. Essa è la NORMA in un testo poetico.

In generale, se ne indica la presenza con un semicerchio concavo che collega le due vocali confluenti in un'unica sillaba. Per comodità, qui si userà un comune trattino.

di/ gen/te-in/ gen/te,/ me/ ve/drai/ se/du/to

(Ugo Foscolo, In morte del fratello Giovanni)

Ecco altri esempi tratti dai versi presenti nella tabella del post precedente:

Per/do-il/ fio/re 


Vi/va-Ar/lec/chi/ni 


Oc/chi-a/mo/ro/si,

mie/ stel/le-a/ma/te 


nel/la /se/ra-au/tun/na/le

io / len/to / vin/to-e / so/lo

 

ATTENZIONE: nella sinalefe, la prima vocale non cade, non viene elisa; quindi conserva intatto il suo suono.

Non si verifica insomma un'elisione. Quest'ultima si realizza in prosa quando si incontrano una vocale in fine e una ad inizio di parola; la prima vocale si elide, cade, quindi non viene pronunciata. La sua caduta è segnalata da un apostrofo. Esempio: una amica > un'amica.

In poesia, non si legge invece, ad esempio, “pér/d'il/ fió/re”, bensi' “pér/do-il/ fió/re”.

 

2. Il contrario della sinalefe è la DIALÉFE, che costituisce un'eccezione, voluta dall'autore per creare il corretto numero di sillabe richieste dal verso o per sottolineare un particolare termine carico di una particolare valenza semantica. In questo caso non avviene l'unione delle vocali di parole diverse che si incontrano.

Co/min/ció/ a/ crol/lar/si mor/mo/ran/do

(Dante, Inferno)

 

3. La regola della SINÉRESI si applica quando due vocali che normalmente formerebbero uno iato (ossia apparterrebbero a due sillabe diverse) vengono inglobate in un’unica sillaba. (Ricordiamo che dove c'è una vocale, c'è automaticamente una sillaba)

Ed/ er/ra/ l’ar/mo/nia/ per/ que/sta/ val/le

(Giacomo Leopardi, Il passero solitario)

 

4. La DIÉRESI è il contrario della sineresi. Infatti consiste nel considerare come uno iato due vocali che normalmente formano dittongo (ossia un nesso inscindibile, dovuto al fatto che, in realtà, sono una è davvero una vocale; l'altra ha la funzione di semivocale o semiconsonante, dunque non crea una sillaba autonoma come una vera e propria vocale). Essa può essere esplicitata da un segno diacritico costituito da due punti sulla vocale che crea sillaba autonoma (nell'esempio seguente sulla “i” di “oriental”).

Dol/ce/ co/lor/ d'o/ri/en/tal/ zaf/fi/ro

(Dante, Paradiso)

 

N.B. 1 Circa questi due ultimi versi, specifichiamo ulteriormente che solo “a/e/o” sono sempre vocali. “I/u” possono anche essere semivocali o semiconsonanti che si accompagnano alle vocali “a/e/o/”, formando con esse un dittongo. In questo caso non hanno valore di vocale, quindi non creano sillaba a sé

 Esempio: au/tun/na/le; dia/rio.

"I" e "u" creano invece sempre una sillaba quando sono accentate. Ad esempio “armonia” deve essere sillabato “ar/mo/ni/a”. "I" crea una sillaba anche quando è parte di un prefisso come "bi-". Esempio: bi/en/nio.

In “oriental” l'accento della parola cade sulla “e”, dunque “i” è semivocale. Solo una dieresi la trasforma in una vocale, creando una sillaba in piu' generando nel lettore la necessità di indugiare su questo termine che, per l'autore, possiede evidentemente una particolare pregnanza semantica.

Un altro esempio, tratto da D'Annunzio:

la/ ba/cia/ con/ im/pe/tü/o/sa/ bra/ma (endecasillabo piano)

 

N.B. 2 Un'ultima particolarità di rilievo. Gli aggettivi possessivi come “mio”, accentato sulla “i”, o “tuo”, accentato sulla “u”, in prosa sono bisillabici. In poesia sono invece considerati monosillabici. È necessaria una dieresi affinchè le “i” e le “u” degli aggettivi possessivi siano considerate vocali, e dunque creino una sillaba.

Ricordiamo, tra i versi incontrati, “mie/ stel/le-a/ma/te”.

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