Elementi di metrica 2: Il verso - Il ritmo - I tipi di versi

Published on by michelam

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Si afferma di solito che il verso prende il nome dal numero di sillabe che lo compongono. La realtà è un pò più complessa. Vediamo perché.

In italiano ogni parola ha un ACCENTO TONICO.

Esso indica quale vocale, e dunque quale sillaba, viene pronunciata con maggiore intensità. Tali vocali vengono definite toniche.

L'accento tonico permette di distinguere tra parole trisdrúcciole (alquanto rare, accentate sulla quint'ultima sillaba, come “ór/di/na/glie/lo), bisdrúcciole (piuttosto rare anch'esse e accentate sulla quart'ultima sillaba, come “por/tá/te/me/lo), sdrucciole o proparossítone (accentate sulla terz'ultima sillaba, come “síl/la/ba”), piane o parossítone (accentate sulla penultima sillaba - il caso più comune nel vocabolario italiano -, come “fi/né/stra”) e tronche o ossítone (accentate sull'ultima sillaba, come “per/ché”).

Le vocali, e dunque le sillabe, prive di accento si dicono invece atone.

 

 

L'ACCENTO RITMICO o ICTUS (dal latino icere, 'colpire') è invece l'accento che marca con particolare intensità alcune sillabe all'interno di un verso. In genere coincide con l'accento tonico delle parole, ma non tutti gli accenti tonici sono necessariamente anche accenti ritmici, in quanto non tutte le parole ricevono una particolare sottolineatura nell'andamento musicale del verso.

La successione degli accenti ritmici dà infatti luogo al RITMO del verso.

Benché originariamente la posizione degli ictus fosse relativamente libera, nel corso dei secoli la loro collocazione è stata codificata. In forza di questa istituzionalizzazione degli accenti ritmici, essi possono cadere spesso solo in determinate sedi, e quindi solo su determinate parole, la cui posizione viene pertanto accuratamente selezionata dall'autore.

 

 

I NOMI DEI VERSI italiani dipendono dal fatto che la maggior parte delle parole italiane sono piane. Ad esempio, l'endecasillabo, verso di “undici sillabe”, è un verso di undici sillabe solo laddove l'ultima parola del verso sia piana. Se questa è sdrucciola, il verso avrà dodici sillabe; se tronca, avrà dieci sillabe.

 

Vediamo alcuni esempi “fantasiosi”:

Nel / mez/zo / del / cam/min / di / no / stra /ví/ta = endecasillabo piano (di undici sillabe)

Nel / mez/zo / del / cam/min / per / la cit/tà = endecasillabo tronco (di dieci sillabe)

Nel / mez/zo / del / cam/min / per / l'in/di/cí/bi/le = endecasillabo sdrucciolo (di dodici sillabe)

 

I diversi accenti delle ultime parole del verso naturalmente incidono sul ritmo. Ad esempio, un termine sdrucciolo crea un'accelerazione nella cadenza (parte finale, in cui il verso cade, termina) del verso, poiché il lettore è portato a leggere velocemente le due sillabe che seguono l'accento tonico. Tuttavia ciò non incide sulla tipologia del verso e sul suo ritmo fondamentale, dato dalla successione degli ictus.

 

La corretta definizione di “endecasillabo” è dunque: verso il cui ultimo accento (ritmico) cade sulla decima sillaba.

Lo stesso discorso è ripetibile per tutte le altre tipologie di versi.

Ad esempio il novenario non è un verso costituito da nove sillabe, ma un verso il cui ultimo accento cade sull'ottava sillaba.

 

 

Ecco un elenco dei nomi dei principali versi rinvenibili nella nostra tradizione letteraria e della posizione dei relativi accenti ritmici. Accanto all'ultimo accento, esistono infatti accenti secondari che, nel caso di alcuni versi (come il novenario e il decasillabo), occupano una posizione fissa. 

TIPO DI VERSO

ACCENTO RITMICO SULLA

ESEMPIO

Binario/bisillabo

1a sillaba

pia/no

fran/ta (G. Ungaretti)

Ternario/trisillabo

2a sillaba

La/ mor/te

si/ scon/ta

vi/ven/do (G. Ungaretti)

Quaternario/

quadrisillabo

1a (non sempre) e 3a sillaba

Se/ d'a/mo/re

per/do-il/ fio/re (T. Solera)

 

Da/mi/gel/la

tut/ta/ bel/la (G. Chiabrera)

Quinario

1a o 2a e 4a sillaba

Vi/va-Ar/lec/chi/ni

e / bu/rat/ti/ni (G. Giusti)

 

Oc/chi-a/mo/ro/si,

mie/ stel/le-a/ma/te (G. Chiabrera)

Senario

2a e 5a sillaba

nel/ tem/po/ che/ ta/ce (G. Pascoli)

Settenario

1a , 2a , 3a o 4a (l'accento è detto in questi casi mobile) e sulla 6a sillaba

nel/la /se/ra-au/tun/na/le

io/ len/to/ vin/to-e/ so/lo

(D. Campana)

 

Tra / le/ ros/sa/stre / nu/bi

stor/mi/ d'uc/cel/li/ ne/ri

co/m'è/ su/ li/ pen/sie/ri

nel/ ve/spe/ro/ mi/grar

(G. Carducci)

Ottonario

3a e 7a sillaba

Lun/go-un/ dol/ce/ ru/scel/let/to

(G. Chiabrera)

Novenario

2a , 5a e 8a sillaba

tra/fit/to/ da-un/ rag/gio/ di/ so/le

(S. Quasimodo)

Decasillabo

3a , 6a e 9a sillaba

Ri/tor/na/va-u/na/ ron/di/ne-al/ ni/do

(G. Pascoli)

Endecasillabo

10a sillaba. Gli altri accenti sono mobili. In particolare, se il principale di essi cade sulla 4a, si parla di endecasillabo a minore; se sulla 6a , di endecasillabo a maiore.

Nel /mez/zo/ del/ cam/min/ di/ no/stra/ vi/ta

mi/ ri/tro/vai/ per/ u/na/ sel/va-o/scu/ra

(D. Alighieri)

Nei versi sopra riportati, si notano in grassetto le sillabe accentate, ma anche sillabe evidenziate in corsivo. Per cogliere e percepire il ritmo di un verso, è infatti necessario essere consapevoli di alcuni altri fenomeni propri del dettato poetico, poiché la sillabazione, in poesia, non adotta sempre le regole valide per la prosa.

 

 

 

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Comment on this post

veronica 08/01/2017 12:43

Ciao, il secondo esempio di endecasillabo tronco non è corretto. Conto 9 sillabe quando dovrebbero essercene 10!